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Dall'anonimo al grottesco. E' questo il percorso che la mostra
Personalidade, concentrandosi sui concetti di personalità ed
individualità, snoda all’interno della galleria
PerForm. L’esposizione è difatti uno zoom
progressivo che parte dalla massa sociale e si direziona su ogni volto,
fino a scoprirne i lati più inconsueti e inquietanti. Il
viaggio parte da New York, dove sono ambientati molti dei lavori
fotografici e pittorici di Fabio Torre. Nella città che
incarna il simbolo di ogni metropoli si muovono ombre su ombre, in una
rappresentazione realizzata in un bianco e nero senza quasi mezzi
termini. Le scene sono su strada, in locali pubblici o comunque in zone
di transito, come gli aeroporti. I soggetti sono sagome completamente
nere, senza volto o espressione, di cui possiamo solo distinguere se
sono uomini e donne, ma che rimangono sempre volutamente senza
carattere e senza protagonismo. E’ su questo filo che si
muove anche Michela Moruzzi, che in un’installazione
riproduce un intero mondo in miniatura concentrato su un tavolo e
popolato da omini completamente bianchi, alti pochi centimetri e
intagliati in gomma da matita. Ognuno di essi è
rappresentato in qualche azione precisa ed è caratterizzato
solo da questa sua posa, che quasi sempre ha dei caratteri teatrali ed
esagerati, forse per sopperire alla mancanza dei tratti del volto e al
colore uniforme che li rende in tutto e per tutto uguali tra loro. Allo
stesso modo sarebbero uguali i personaggi di Carlo Gloria se egli non
introducesse nel nostro percorso il colore. Il video in mostra
è infatti un continuo trasformarsi l’uno dentro
l’altro dei suoi soggetti, uomini sfocati e distorti al punto
tale che diventano una macchia di colore cangiante in cui possiamo
distinguire i vestiti ma non l’esatta forma, il viso ma non
l’espressione. Ognuno di essi rimane sullo schermo pochi
secondi e subito si trasforma in qualcun altro, velocemente e in modo
continuo. Per arrivare a poterci soffermare su un viso bisogna arrivare
così al lavoro fotografico di Elmuz (Elena Muzzarelli), con
la serie “Punti di vista”, costituita da un
montaggio in serie di diverse polaroid scattate in primo piano a decine
di giovani persone comuni, di diversa etnia, ancora una volta in zone
di transito. Tutte le foto hanno la stessa impostazione: viene
rappresentata solo una metà del volto e una buona parte
della fotografia è lasciata libera allo sfondo. Quello che
ci capita, quindi, è di guardare in faccia i soggetti delle
foto, ma di non vederli per intero. Infatti vediamo la loro parte
pulita, il loro profilo migliore, la personalità giovane e
fresca della nostra società. Quasi una propaganda alla vita,
che però viene completata e disfatta con l’ultimo
artista del percorso: Eolo Perfido. La sua serie fotografica ha proprio
nome “Propaganda”, e sono delle stampe in grande
formato, a colori, di scene tutt’altro che rassicuranti. La
sua è in effetti una ricerca sul grottesco, che punta il
dito in maniera sarcastica al modello sociale statunitense. Ed
è così che in ogni scena appare una bandiera a
stelle e strisce e tutti i suoi personaggi sono bendati, legati e hanno
la bocca spalancata come se stessero urlando. Senza dubbio le sue sono
foto che tendono all’esagerazione o, più
correttamente, vogliono mostrare con la forte enfatizzazione scenica
dei tratti psicologici. Oltre alla sua serie
“Propaganda”, sarà anche esposto il
lavoro “Dogma”, dove una giovane donna viene
truccata, vestita e ripresa in modo da esaltare aspetti inconsueti e
poco comuni, senza dubbio sia inquieti che inquietanti. La domanda che
questa mostra spera allora di poter far sorgere ai suoi visitatori
è: la massa sociale che crediamo uniforme è
davvero una società standardizzata, piatta, monitorata e
analizzabile o nasconde pieghe e angoli imprevisti, a volte non
immaginabili? NOTA: Per la realizzazione della mostra si ringrazia la disponibilità di Fabio Paris Art Gallery, Brescia. (Carolina Lio) |
L'invito |